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	<title>Vasile Ernu &#187; Presa</title>
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	<description>În viaţă există lucruri mult mai îngrozitoare decît moartea BR Anna Ahmatova</description>
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		<title>Viaggio nel sogno dell’URSS</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 07:13:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vasile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Massimiliano Napoli / Pub.librazioni.org Come si fa a raccontare l’URSS? Quella vera intendo… Non quella dei libri di scuola, dei documentari storici o dei vecchi film occidentali, così tristemente unidimensionale, appiattita sui suoi stereotipi più noti. Per anni abbiamo letto e visto quasi esclusivamente ciò che ci veniva offerto dell’URSS, cioè quello che per noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://pub.librazioni.org/viaggio-nel-sogno-dellurss/" target="_blank">Massimiliano Napoli / Pub.librazioni.org</a></em></p>
<p>Come si fa a raccontare l’URSS? Quella vera intendo…<br />
Non quella dei libri di scuola, dei documentari storici o dei vecchi film occidentali, così tristemente unidimensionale, appiattita sui suoi stereotipi più noti. Per anni abbiamo letto e visto quasi esclusivamente <a href="http://3.bp.blogspot.com/-GwrCdbR_RaQ/TVQEgjVTL9I/AAAAAAAABko/g4j2VcezZmI/s1600/2v2jc0j.png">ciò che ci veniva offerto dell’URSS</a>, cioè <a href="http://i252.photobucket.com/albums/hh37/y2kevin52/ivan_drago.jpg">quello che per noi era l’URSS</a>. Diciamo pure, ricalcando Lévi-Strauss, ciò che i nostri occhi occidentali riuscivano a vedere dell’URSS. Solo molto raramente, in casi particolari, si riusciva a intravedere il vero volto dell’Unione Sovietica, la sua gente, i suoi odori, i suoi trucchi.<br />
È per questo che, con attenta lucidità e qualche pizzico di malizia, Vasile Ernu sceglie di trascinarci fin dentro il cuore dell’URSS, tra le vene, i muscoli e la carne di <a href="http:///">un paese che era tutto un popolo</a>, e di <a href="http://blog.ilmanifesto.it/estestest/files/2011/06/big_2988.jpg">un popolo che era tutto un paese</a>.</p>
<blockquote><p>Lì abbiamo interpretato tutti la più grandiosa partitura politica del XX secolo […] uno dei progetti più utopici dell’umanità (pp. 9-10).</p></blockquote>
<p>Ci si sente davvero trascinati, non sto scherzando. Si viene accolti, abbracciati, accompagnati, sospinti, dentro un fiume in piena di memorie e fantasie, gonfi di passioni e politica. Ma fate attenzione: quella politica non è la nostra, quella di noi occidentali, quella dei colletti bianchi e delle macchine lussuose. È una politica nata da una rivoluzione, armi in pugno, teste gonfie di ideali e libertà. È una politica di popolo, che ancora dopo sessant’anni marca il cuore e l’anima di tantissimi individui, per dirla con Ernu, <em>made in URSS</em>.<br />
Ma che significa essere un <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Homo_Sovieticus">homo sovieticus</a></em>? Beh, innanzitutto essere sinceri. Poi bere tanto alcool. (Che mix, ragazzi!)<br />
Potrà sembrare strano, probabilmente a qualcuno darà persino fastidio, ma c’è poco da fare: l’URSS è cresciuta con sincerità e alcool. E grazie ai suoi grandi eroi, certo!, primo fra tutti <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lenin">Lenin</a>: padre, fratello amico, compagno, nonno… Lenin non è mai invecchiato, non è mai morto. Lenin è rimasto in URSS, nel cuore di migliaia di giovani, come un faro nella notte, una speranza fondata, un sogno possibile. Era uno del popolo, e poi è diventato il popolo. Come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jurij_Gagarin">Gagarin</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Karpov">Karpov</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kasparov">Kasparov</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Vasily_Chapayev">Chapaev</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Inessa_Armand">Armand</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergej_Aleksandrovi%C4%8D_Esenin">Esenin</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michail_Afanas'evi%C4%8D_Bulgakov">Bulgakov</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vladimir_Vladimirovi%C4%8D_Majakovskij">Majakovskij</a>… e anche i personaggi immaginari (ma un vero cittadino sovietico non giurerebbe mai che non siano esistiti realmente!): <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_compagno_Pinocchio">Buratino</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Stirlitz">Max Otto von Stirlitz</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ostap_Bender">Ostap Bender</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Benya_Krik">Benja Krik</a>… Tutti loro rappresentavano l’uomo sovietico, anche se ognuno a modo suo faceva parte del popolo e per ognuno c’era un modello di URSS da ricalcare. Tutti volevano avere il fegato di Gagarin, la gioia di Buratino, la grinta di Armand, il fascino di Stirlitz. Tutti volevano essere uomini sovietici.<br />
E poi c’è l’anima dell’URSS: la <em>komunalka</em>. Il luogo, l’idea, la metafora di un mondo di tutti e per tutti, un mondo che appartiene al popolo sovietico. La <em>komunalka</em> è lo spazio comune di ogni edificio sovietico, secondo il piano di riforma delle abitazioni stabilito da Lenin: l’organizzazione della casa in stile borghese scompare, e lo spazio comune diventa la culla dell’<em>Essere</em> sovietico. La <em>komunalka</em> è</p>
<blockquote><p>il luogo dove si incontrano amore e odio, amicizia e abbandono, invidia e tenerezza, felicità e tristezza o, più semplicemente, è la nostra vita. (p. 56)</p></blockquote>
<p>Ed è proprio in questo spazio che si sviluppa il proprio Io profondo: politico, sociale, umano. Perché, dicevamo poco sopra, la politica è sociale, e il sociale è l’umano. Per questo tutto diventa umano nell’URSS, anche gli oggetti.<br />
Nelle memorie di Vasile Ernu c’è tutta l’emozione, il respiro, il polso di una grande visione reale, troppo reale per durare in eterno. Alla fine degli anni Ottanta già il processo di “risveglio” era cominciato; un ritorno alla fredda e triste realtà capitalista occidentale, fatta di merce, denaro, padroni. Ernu sa benissimo che quella sovietica non era la vita migliore che si potesse desiderare, ma il sogno, per un attimo, si è avverato… forse un po’ sfuocato, labile, grossolano. Ma in fondo nessuno è perfetto.<br />
Neanche Lenin.</p>
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		<title>Fedele alla linea</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 08:13:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vasile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Noutati]]></category>
		<category><![CDATA[Presa]]></category>

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		<description><![CDATA[∞ Fedele alla linea ∞ / di Piero Ferrante / Statoquotidiano.it “E’ un paese che non può lasciarti indifferente, qualsiasi rapporto tu abbia avuto con lui, che lo ami o che lo odi”. L’Unione Sovietica ammirata attraverso gli occhi del filosofo e scrittore rumeno Vasile Ernu è racchiusa in questa citazione che apre “Nato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.statoquotidiano.it/16/07/2011/macondo-la-citta-dei-libri-43/52952/" target="_blank">∞ Fedele alla linea ∞ / di <em>Piero Ferrante / Statoquotidiano.it</em></a></strong></p>
<p><strong><em></em></strong><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-2429" title="nato-in-urss" src="http://www.ernu.ro/wp-content/uploads/nato-in-urss6.jpg" alt="" width="200" height="271" />“E’ un paese che non può lasciarti indifferente, qualsiasi rapporto tu abbia avuto con lui, che lo ami o che lo odi”. L’Unione Sovietica ammirata attraverso gli occhi del filosofo e scrittore rumeno <strong>Vasile Ernu</strong> è racchiusa in questa citazione che apre <em>“Nato in Urss”</em>, diario di bordo attraverso un mondo che non c’è più, editato dalla casa editrice Hacca a novembre dell’anno passato.</p>
<p>Immaginate di calpestare selciati scomparsi, percorrere strade inghiottite dal tempo tenendo per mano soltanto la corporeità di un ricordo. Immaginate di rivivere, goccia a goccia, le sensazioni infantili, sforzandovi di assumere le pose di allora, di leggere con le emozioni di bambino ed il linguaggio da adulto. Immaginate il mondo spaccato in due. Questo è l’assioma di Ernu. Non giudizievole e risolutivo, solo descrittivo. Perché, con un tono da comunista mai pentito, gli spetta parlare inevitabilmente di quel mondo fermatosi d’improvviso non all’impatto contro un muro, ma di fronte al suo crollo; dell’Atlantide dell’ideologia che è stata la terra del Soviet, la grande repubblica delle repubbliche socialiste, la terra della speranza alternativa, “il più grande progetto politico-utopico della modernità”.</p>
<p>Ernu non è uno storico, non ne maneggia gli strumenti. Per questo “Nato in Urss” non è altro che una strampalata, sentimentale, ironica accozzaglia di soggetti ed elementi, di eroi e paesaggi. E’ comparabile ad una bancarella di cianfrusaglie, di quelle polacche, strabordante di cimeli, gonfia di <em>Zorki</em> dalla vita infinita, cipolle da tasca con l’effige di Lenin, bottoni artefatti dei cappotti dell’Armata Rossa. <em>Patacconi</em> tanto goffi da finire per essere ricoperti da una patina di poetica dignità che li assurge al rango di ricordi. Il materiale che espone Ernu è quello d’uso comune, proletario e non. Alcool, sesso, barzellette, case, letteratura, giochi. Persino la <em>tualet</em> sovietica trova parole per essere attualizzata e spiegata agli occhi pochi fantasiosi dell’Occidente capitalista, diventando il <em>locus</em> privilegiato dell’artista alla ricerca dell’intimità nel caos della <em>komunalka</em>.</p>
<p>Ogni tema è un racconto (in tutto 53), ogni racconto un contenitore, ogni contenitore un viaggio. Ernu, nel suo approccio scanzonato, pure rende la quotidianità della Rivoluzione bolscevica un cammino epico e trionfale. Quando la cucina era luogo di socialità, Lenin un compagno di tutti, il bere l’essenza stessa del comunismo (“Costruire il comunismo senza alcool è come fare il capitalismo senza pubblicità”), ed anche nell’atto supremo di una cacca occorreva assumere “la posa dell’aquila”. In questo sforzo letterario insolito e sfizioso, il filosofo rumeno riesce a donare una nuova immagine all’Urss. Nei suoi spruzzi giocosi e fieri di quotidianità, il Gigante dai piedi di ferro non è soltanto il mentore della pianificazione quinquennale, dell’industrializzazione forzata, della corsa all’armamento, ma la casa comune di un popolo orgoglioso e creativo, dedito alla causa del Partito ma ancora capace di darci dentro con i lampi di genio.</p>
<p>Quel che ne risulta è l’agiografia di un Santo rosso e potente, capace di miracoli laici e produttivi e di scatti d’impeto. E come in ogni agiografia, quel che conta è lo stile accattivante, il guinzaglio retorico, l’affabulazione golosa, che Ernu maneggia in pieno. “Leggete, invidiate, sono cittadino dell’Unione Sovietica”</p>
<p><strong>Vasile Ernu, “Nato in Urss”, Hacca 2010</strong><br />
<strong>Giudizio:</strong> 3.5 / 5 – <em>Dorogoi Tovarišči!</em></p>
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		<title>Interviu cu Vasile Ernu: Sîntem încă în faza pe care cronicarii o numeau “a trăi sub vremi”</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 07:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vasile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviuri]]></category>
		<category><![CDATA[Noutati]]></category>
		<category><![CDATA[Presa]]></category>

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		<description><![CDATA[  Interviu pe Bookaholic.ro In 2006 aparea Nascut in URSS, iar in 2009 i-a urmat Ultimii eretici ai Imperiului. Cu noi a vorbit despre relatii intre individ si putere, despre conditia de “periferie” a Romaniei si un pic despre receptare si public. Vasile Ernu isi pastreaza luciditatea expunerilor si mesajul transant si pe CriticAtac, platforma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong> </strong></div>
<p><strong><em><a href="http://bookaholic.ro/interviu-cu-vasile-ernu-sintem-inca-in-faza-pe-care-cronicarii-o-numeau-a-trai-sub-vremi.html" target="_blank">Interviu pe Bookaholic.ro</a></em></strong></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2426" title="nato-in-urss" src="http://www.ernu.ro/wp-content/uploads/nato-in-urss5.jpg" alt="" width="200" height="271" />In 2006 aparea </strong><a href="http://www.buybooks.ro/nascut-in-urss-editie-noua.html" target="_blank"><em>Nascut in URSS</em></a>, iar in 2009 i-a urmat <em><a href="http://www.buybooks.ro/ultimiiereticiaiimperiului.html" target="_blank">Ultimii eretici ai Imperiului</a>.</em> Cu noi a vorbit despre relatii intre individ si putere, despre conditia de “periferie” a Romaniei si un pic despre receptare si public. <a href="http://www.ernu.ro/category/noutati/" target="_blank">Vasile Ernu</a> isi pastreaza luciditatea expunerilor si mesajul transant si pe <a href="http://www.criticatac.ro/" target="_blank">CriticAtac</a>, platforma initiata in 2010.</p>
<p><em>Din primele doua carti Vasile Ernu apare ca un nostalgic comunist, educat oficial anticapitalist</em> <em>pana in momentul in care Gorbaciov instaleaza libertatea cuvantului. Postcomunismul l-</em><em>a parcurs „urzind un dor de vremuri noi”, iar acum traieste, scrie si ataca intr-o societate in care </em><em>vibreaza puternic discursul anticomunist. De la ce pleaca aceasta „desincronizare”? In ce</em> <em>masura este ea rezultatul nostalgiei si cat de mult se trage din dezamagirea produsa de actuala</em> <em>ordine?</em></p>
<p>Se pare că în fiecare interviu trebuie să încep cu deconstrucţia clişeelor. Cu istoria şi background-ul meu numai „nostalgic după comunism” nu pot fi. Vin dintr-un mediu anticomunist cum puţini „anticomunişti postfactum” se pot mîndri. Dar nu asta e problema. E absurd să lupţi cu comunismul la 20 de ani după ce acesta a dispărut. Eu am fost anticomunist în anii comunismului, am fost arestat pentru proteste antisovietice, nu am fost nici măcar UTC-ist.</p>
<p>E comic să vad cum acum, după 20 de ani, noii politruci ai puterii actuale se dau de ceasul morţii în „lupta cu duşmanul de moarte” comunist. Eu nu sînt „desincronizat” ci chiar sînt foarte „sincronizat”: lupt întotdeauna cu puterea actuala, reală, nu cu una fantasmatică. În comunism lupţi cu comuniştii, în capitalism lupţi cu capitaliştii.</p>
<p>Nu-mi plac intelectualii de curte şi cred că trebuie să fii mereu în raport de exil faţă de orice formă de putere. În comunism am trăit o anumită formă de represiune, acum avem alte forme de represiune. Datoria noastră, a celor care lucrăm cu discursul şi ideile, e să punem în chestiune şi să criticăm puterea.</p>
<p>În ceea ce priveşte nostalgia, am spus de nenumărate ori: nostalgia face parte din viaţa noastră, e un sentiment uman, ca şi dragostea sau ura. Nu trebuie să ne temem de ea, nu trebuie să ne ruşinăm că sîntem nostalgici. Nostalgia ţine de timp, nu de ideologii: ne este dor, sîntem nostalgici după „acele vremuri”. Nostalgia este o lume a timpului.</p>
<p>Da, sînt nostalgic ca orice fiinţă umană după „acele vremuri” ale copilăriei şi adolescenţei, care întîmplător au avut loc în comunism. Iar în literatură nostalgia este un element central. Ce ar fi Proust fără nostalgie? Mai nimic. Da, sînt al naibii de nostalgic dar urăsc sistemele represive, mai ales pe cele actuale.</p>
<p>Ultimii eretici<em> reiau si dezv</em><a href="http://bookaholic.ro/wp-content/uploads/2011/07/ernu-nascut.jpg"></a><em>olta intr-un discurs analitic riguros foarte multe din problemele</em> <em>expuse in prima ta carte. Este </em>Nascut in URSS<em> un „preludiu”</em><em> pentru </em>Ultimii eretici ai imperiului<em>?</em></p>
<p>Şi da, şi nu. Ele sînt construite destul de diferit şi au obiective diferite cu toate că nu e rău să observi o legătură între ele. Şi legătura nu ţine doar de faptul că e scrisă de acelaşi autor ci şi de faptul că a doua carte preia o mulţime de teme din prima carte și le dezvoltă. Însă ea le dezvoltă într-o direcţie diferită.</p>
<p>Dacă în prima carte încercam să fac o arheologie a vieţii cotidiene în comunism, lucrînd cu memoria subiectivă (deloc nevinovată), privind prezentul dinspre trecut şi încercînd să ironizez clişeele ideologiei actuale faţă de trecut şi prezent, în cea de-a doua mă aşez în prezent şi privesc în trecut şi viitor fără trucurile „memoriei subiective” ci frontal, apelînd din cînd în cînd la elemente subversive. În mod normal cele două cărţi ar trebui să facă parte dintr-o trilogie, iar cea de-a treia carte ar trebui să fie despre viitor, care să se cheme Utopix. Am în plan o astfel de carte, dar să vedem ce va ieşi. Am în lucru prea multe cărţi.</p>
<p><em>Stilul tau pastreaza o linie unitara: capitole scurte centrate pe o singura tema si stil epistolar. Ce</em> <em>anume a determinat optiunea pentru acest stil? Vizezi o forma subtila de antrenare la dialog?</em></p>
<p>Fiecare scriitor trebuie să-şi găsească un stil, un suflu în care se regăseşte şi pe care îl controlează mai bine. Eu mă regăsesc în acest stil combinativ şi scurt. Folosesc amestecat mai multe genuri pe care le schimb după bunul plac urmărind anumite efecte. Principalul efect pe care-l urmăresc este punerea cititorului într-o anumită dificultate de înţelegere şi de reflecţie. Nu mă interesează atît de mult efectele estetice cît cele de gîndire.</p>
<p>Sper că cititorii mei să rămînă cu nişte întrebări, cu nişte nelămuriri, enervări raţionale care să le declanşeze propria reflecţie asupra lucrurilor. Îmi plac oamenii care gîndesc chiar şi atunci cînd nu sînt de acord cu ei. Nu-mi plac oamenii care lucrează cu idei primite de-a gata, cu poezii învăţate.</p>
<p><em>„Istoria suportata” din </em>Schimbarea la fata<em> a Romaniei a lui Cioran este reiterata in</em> <em>expunerile tale sub forma „vampirismului”. Ce sanse are in Romania acceptarea si </em><em>asumarea „periferismului”?</em></p>
<p>Părerea mea este că problema noastră nu este „condiţia în care ne aflăm” ci incapacitatea de a reflecta asupra acestei condiţii, incapacitatea de a o înţelege şi mai ales de a o pune într-un orizont de sens. Nu sîntem capabili să reflectăm asupra noastră şi a condiţiei noastre istorice şi geografice, să ne asumăm şi să ne proiectăm un viitor. Sîntem încă în faza pe care cronicarii o numeau „a trăi sub vremi”.</p>
<p>Condiţia noastră de „periferie” e foarte interesantă, foarte bogată şi ar putea fi un mare atu pe care noi nu ştim să-l folosim. Povestea „vampirismului” pe care o spun eu în unul din capitolele din Ultimii eretici ai imperiului este o descriere metaforică a relaţiei periferiei cu centrul.</p>
<p>Da, sîntem „vampiri” iar între „noi” şi „ei” este o relaţie de luptă: „ei” vor să ne bage ţăruşul în inimă, iar „noi” vrem să le sugem sîngele. Întrebare este: vrem să renunţăm la „vampirismul” nostru ori nu?</p>
<p><em>Produsele pastreaza doar valoarea practica pana in anii ’70, dupa care</em> <em>proletariatul incepe sa migreze inspre consumerism. Astazi pentru ce optezi: Mac sau PC?</em></p>
<p>În esenţă comunismul real, acela trăit de noi şi capitalismul clasic cunoaşte aceleaşi mecanisme de relaţie cu munca, produsele, consumul etc. Numai propagandiştii actuali ne vînd gogoşi şi ne spun că au fost două lumi fundamental diferite. E o minciună. E adevărat că societatea de tip comunist a creat nişte fenomene diferite decît cea capitalistă, însă nu fundamental diferite.</p>
<p>De exemplu, în comunism apare fenomenul de fetişizare a obiectelor din două cauze simple: pe de o parte, din cauza penuriei lor şi pe de altă parte, din cauza stabilităţii şi lipsei inflaţiei (prin control de stat). Deci o perioadă de timp mult mai lungă ai aceleaşi obiecte şi fenomene care nu se schimbă. Asta produce un anumit tip de memorie şi relaţie cu obiectele.</p>
<p>Astăzi însă avem o viteză de schimbare şi inflaţie foarte mare. De la zi la zi se schimbă preţurile şi obiectele. E mai degrabă un simulacru al schimbărilor căci în esenţă nu se schimbă prea multe. Însă trăim această viteză a simulării schimbării. Sînt oameni care-şi schimbă lunar telefoanele, anual calculatoarele etc. Acest lucru schimbă raportul cu lucrurile, schimbă forma de memorie, relaţia cu timpul etc. Mie îmi place MAC dar sînt cu PC din comoditate. M-am obişnuit cu el şi am rămas la el.</p>
<p><em>Cum mai nou multa lume cauta alternative, stanga face cu ochiul. Alternativa asta influenteaza</em> <em>publicul care te recepteaza?</em></p>
<p>Stînga sau dreapta sînt moduri de reflecţie politică prin care ne raportăm la lumea din jur. Fiecare om trebuie să-şi asume o poziţie. Centrul nu există decît în minţile obtuze şi oportuniste ale unora. Că la noi este o tradiţie veche a dreptei şi o ură viscerală faţă de stînga, înţeleg. Aceasta e tradiţia noastră dar pe care o mai putem schimba, sper. În ce măsură afectează simpatiile mele de stînga publicul e greu de zis. Am impresia că la noi modul în care se fac lucrurile contează mai mult decît conţinutul. Stilistica este în continuare mai importantă decît conţinutul.</p>
<p><em>Divizezi societatea in cateva categorii de comportament si adaptare: Cinicul, Oportunistul, </em><em>Naivul, Entuziastul sau Scepticul. Hipsterii te-au adoptat ca pe unul de-al lor. Tu unde i-ai plasa </em><em>pe ei?</em></p>
<p><a href="http://bookaholic.ro/wp-content/uploads/2011/07/ernu-ereticii.jpg"></a>Să mă bucur, să nu mă bucur? Cititorii nu ţi-i alegi, iar cartea are propria ei viaţă şi nu-i poţi controla traseul oricîte scheme şi mecanisme ai inventa.</p>
<p>Hipsterii sînt o specie interesantă pe care trebuie să o înţelegem şi cu care să dialogăm sau să ne „războim” dacă e cazul. La noi există tendinţa de a-i eticheta, adică „omorî” înainte de a-i cunoaște şi înţelege. Eu sînt foarte interesat de ceea ce se întîmplă cu generaţia tînără de pînă în 30 de ani. Vreau să-i înţeleg de ce se îmbracă aşa, de ce citesc şi ascultă ceea ce ascultă, şi de ce consumă ceea ce consumă.</p>
<p>Ei sînt diferiţi față de generaţia noastră de 40 de ani pentru că sîntem produsul unor lumi puţin diferite. Însă nici noi, nici ei nu am fost sau sîntem o noutate pentru istorie. Cîndva, cumva, în istorie, aceste lucruri s-au mai repetat, chiar dacă puţin diferit.</p>
<p>Cum spune <a href="http://www.buybooks.ro/search-norman-mailer.html" target="_blank">Norman Mailer</a>, hipsterii sînt un soi de psihopaţi care nu-şi ascund dorinţele, nu şi le omoară ci şi le afişează. Mie mi se pare că problema lor este legată nu de „ceea ce sînt” ci de „ceea ce nu vor să fie”. Adică ei vor să rămînă nişte copii mari care nu riscă să facă un pas mai departe, să-şi asume ceva, să gîndească şi politic de exemplu. Eu personal îi urmărsc şi cred că de acolo se poate naște ceva important, sînt premise. Totul e să nu se rămînă în această complacere estetică adolescentină. Sînt momente în care trebuie să ne asumăm lucruri riscante şi chiar imposibile: trebuie să luăm cu asalt toate cetăţile şi să dărîmăm toate limitele.</p>
<p><em>Initierea platformei <a href="http://criticatac.ro/">CriticAtac</a> reprezinta forma ta de raspuns la intrebarea </em>Ce-i de facut?</p>
<p>Da, corect. E doar o mică parte a răspunsului la o întrebare atît de dificilă. Un început. Răspunsul însă este un proces întreg, o reflecţie continuă şi o luptă continuă.</p>
<p><em>Dar de citit ce e?</em></p>
<p>Răspunsul la această întrebare e asemănător cu cel anterior. Contează să fii în proces, să citeşti. O carte citită te trimite la alte cărţi şi tot aşa. Nu este o listă, un canon de lecturi pe care să-l parcurgi. Eu cred că un cititor adevărat ştie să descopere cărţile importante şi fără un „maestru” al lecturilor. Cu timpul însă trebuie să ştii să-ţi selectezi cărţile „corecte” pentru a nu pierde timpul cu multe prostii.</p>
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		<title>&#8220;PR-ul trebuie păstrat în cadrul lui iniţial.&#8221; De vorbă cu scriitorul şi eseistul Vasile Ernu</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 09:33:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vasile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Interviu realizat de Simona Barbu in PR Romania. În Manifestul cărţii spuneaţi că &#8220;la noi se mai face încă o mare confuzie între PR, critică literară şi jurnalism cultural. E comic cum uneori, criticii literari devin PR-işti, iar PR-iştii, critici literari.&#8221; Care ar trebui să fie, în percepţia dvs. ca scriitor, profilul unui bun PR-ist [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.pr-romania.ro/articole/pr-cultural/1011-interviu-vasile-ernu-pr-ul-trebuie-pastrat-in-cadrul-lui-initial.html" target="_blank">Interviu realizat de Simona Barbu in PR Romania.</a></em></p>
<p><strong>În <em>Manifestul cărţii</em> spuneaţi că &#8220;la noi se mai face încă o mare confuzie între PR, critică literară şi jurnalism cultural. E comic cum uneori, criticii literari devin PR-işti, iar PR-iştii, critici literari.&#8221; Care ar trebui să fie, în percepţia dvs. ca scriitor, profilul unui bun PR-ist cultural?</strong></p>
<p>PR-ul este o tehnică, o unealtă, nu un conţinut. PR-ul lucrează cu un conţinut pe care trebuie să-l slujească. Pe mine mă deranjează cîteva lucruri în evoluţia acestei industrii. Mă enervează credinţa oarbă în PR&amp;publicitate&amp;marketing. Tot mai multă lume crede că e suficient să ai publicity şi deodată ai şi <em>prosperity</em>.  Cum ironiza şi Ilf şi Petrov stilul de viaţă american: Fără <em>publicity</em>, n-ai <em>prosperity</em>. Deci PR-ul este un instrument care ajută un conţinut, nu-l subordonează. Ceea ce a devenit însă agravant e faptul că PR-ul a devenit conţinut în sine, autosuficient, mod de viaţă, formă de gîndire. Demult nu mai contează conţinuturile, ci PR-ul în sine. Adică PR&amp;publicitate&amp;marketing se instituie ca şi conţinut şi se impune, se vinde pe sine ca atare. PR&amp;publicitate&amp;marketing demult nu mai este o simplă tehnică şi un departament respectabil dar modest, ci a devenit un instrument de putere şi ideologic. Eu susţin că în acest moment PR&amp;publicitate&amp;marketing îndeplinesc în actualul regim funcţia pe care politrucii o îndeplineau în vechiul regim: ei sînt armata puterii, ideologii ei reali. Situaţia e chiar mai gravă: în vechiul regim politrucii erau dispreţuiţi (chiar dacă nu asumat şi pe faţă), însă acum noii politruci s-au transformat în eroi şi au impus un mod de viaţă. În ultima mea carte “Ultimii eretici ai imperiului” am scris cîteva capitole pe această temă. Nu vreau să jignesc pe nimeni, respect domeniul. Mereu dau exemplul lui Moise şi a fratelui sau Aron: Moise era un manager bun dar era catastrofal la comunicare, de aceea cu Faraonul Egiptului comunica Aarron care transmitea misajele lui Moise. Orice societate umană are nevoie de aceste instrumente. Însă ele trebuiesc cunoscute şi păstrate în cadrul lor iniţial. În momentul în care-şi depăşesc domeniul, devin nişte instrumente periculoase. Deci trebuiesc practicate cu modestie şi responsabilitate.</p>
<h4>Consideraţi cartea cel mai ieftin şi bun instrument de educaţie. La ce nivel a ajuns, prin comparaţie cu celelalte ţări ex-comuniste, industria cărţii în România?</h4>
<p>Industria cărţii din România s-a dezvoltat destul de mult în ultimii 10 ani. Din păcate, nu s-au dezvoltat şi alte industrii colaterale care afectează piaţa cărţii, cum ar fi de exemplu, reţelele de librării. Însă cel mai grav lucru care se întâmplă şi care afectează profund piaţa de carte pe temen mediu şi lung este dispariţia unor infrastructuri precum bibilotecile, dispariţia fondurilor de achiziţie de carte pentru bilblioteci şi mai ales degradarea sistemului de educaţie. O ţară ca România are un număr mult prea mic de cititori şi asta se datorează în primul rînd sistemului de educaţie şi al infrastructurii culturale foarte precare. Acest tip de degradare s-a întîmplat în mai toate ţările foste comuniste, însă unele din ele şi-au rezolvat parţial aceste probleme.</p>
<h4>Care credeţi că este contribuţia blogurile de profil şi a revistelor online în mediul cultural?</h4>
<p>Apariţia acestor surse alternative este foarte importantă, cu o singură condiţie: să nu repete aceleaşi modele ca şi cele deja existente pe print. Suportul nu rezolvă mare lucru, el este doar un instrument care te poate ajuta. Din observaţiile mele, apariţia acestor resurse a dus la dinamizarea anumitor medii culturale. Sunt bloguri şi reviste online care au început să cântarească mai mult decît clasicile reviste culturale sau cel puţin le face concurenţă serioasă. Ce e foarte important e că majoritatea se fac fără resurse finaciare şi ăsta e un factor pozitiv: scapă de dictatura profitului, a unui interes mercantil.</p>
<h4>Are PR-ul cultural capacitatea de a transforma fenomenul culturii din apanajul unei elite într-un bun colectiv al societăţii româneşti?</h4>
<p>Eu nu aş fetişiza prea mult PR-ul. PR-ul este un instrument, o tehnică care nu produce conţinut direct (cu toate că experienţa societăţii americane ne arată că şi un instrument ca PR-ul poate deveni conţinut). Deci PR-ul este un ambalaj a unui conţinut şi o tehnică de prezentare a acestui conţinut. Ca să poţi “PR-iza” ceva mai întîi trebuie să dispui de acest conţinut. Problema noastră este legată de producţia culturală efectivă. PR-ul ca tehnică se învaţă destul de uşor, producţia culturală este în schimb un proces care ţine de perioade lungi de timp, uneori e nevoie de generaţii ca să producă un mediu propice producţiei culturale autentice. Iar o creaţia culturală autentică conţine în sine şi un potenţial PR care e uneori mai bun ca cel învăţat în şcoală. În ce priveşte raportul cultură elitistă şi cultură de masă: cultura de mult nu mai este apanajul elitelor. Cultura demult este cultură de masă.</p>
<hr />
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		<title>10 carti romanesti pentru o biblioteca de hipster</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 05:29:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vasile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ups, am ajuns si in topul hipsterilor. E adevarat ca din cei 10 jumatate imi sint prieteni. Textul e scris de De cristina pe Bookahoolic. Am promis ca revenim cu un episod de inspiratie mioritica in saga hipsterismelor literare (citeste, daca ai ratat, 10 lecturi obligatorii pentru hipsteri). Si uite ca asa se intampla, nu putea lipsi o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ups, am ajuns si in topul hipsterilor. E adevarat ca din cei 10 jumatate imi sint prieteni. T<a href="http://bookaholic.ro/10-carti-romanesti-pentru-o-biblioteca-de-hipster.html" target="_blank">extul e scris de De cristina pe Bookahoolic.</a></em></p>
<p>Am promis ca revenim cu un episod de inspiratie mioritica in saga hipsterismelor literare (citeste, daca ai ratat, <a href="http://bookaholic.ro/10-lecturi-obligatorii-pentru-hipsteri.html">10 lecturi obligatorii pentru hipsteri</a>). Si uite ca asa se intampla, nu putea lipsi o lista consistenta de titluri romanesti numai bune de plimbat in geanta eco, eventual langa un macbook de-al lui <a href="http://bookaholic.ro/cum-ar-fi-sa-lucrezi-cu-steve-jobs.html">mr Jobs</a>.<br />
Stau si ma gandesc ce carti cool au fost de-a lungul timpului, cu ce e de bon ton sa apari in cafenea. Treaba e ca in cazul cartilor romanesti, criteriile se amesteca un pic. Iesi cu scriitorul la bere, te intalnesti cu el in club, sunteti prieteni pe <a href="http://www.facebook.com/ro.bookaholic">Facebook</a>.</p>
<p>E interesant de vazut ce face o carte cool – subiectul, editura, promovarea, prezenta autorului la evenimente urbane si mondene sau scriitura. Hm, oare de ce-oi fi lasat-o ultima? Oricum fac aceeasi mentiune pe care am facut-o si la articolul anterior: foarte multe dintre cartile astea sunt minunate, a nu se considera o critica.</p>
<p><a href="http://www.buybooks.ro/craiidecurteavechegramar.html">Craii de Curtea Veche de Mateiu Caragiale</a> – da, stiu ca nu va asteptati la asta, sperati intr-o tanara speranta lansata pe net. Un pic mai tarziu. Mateiu e taticul hipsterismului (si nu numai!), mereu tanar, cand toti ne visam crai si boemi, rafinati, esteti si decadenti.</p>
<p><a href="http://www.buybooks.ro/legaturibolnavicioase.html">Legaturi bolnavicioase de Cecilia Stefanescu</a> – o carte curajoasa la vremea ei, care a adus pe tapet probleme tinute pana de curand sub perna. A ajutat-o mult si ecranizarea, dar si faptul ca Cecilia Stefanescu chiar scrie bine. Recomand si <a href="http://www.buybooks.ro/978-973-681-735-9.html">Intrarea Soarelui</a>.</p>
<p><a href="http://realk.weblog.ro/">RealK de Dragos Bucurenci</a> – pe vremea cand Bucurenci era scriitor si nu dansator, RealK a fost un adevarat hit literar. Publicata mai intai online, sub forma de blog, RealK a fost printre primele carti de la noi care au abordat frontal si destept problema drogurilor (tema draga hipsterimii).</p>
<p><a href="http://www.buybooks.ro/poker-cartea-romaneasca.html">Poker de Bogdan Cosa</a> – mesaj anticorporatist, tineri, droguri, party-uri, revolta, internet – mixul perfect pentru ca o carte sa ajunga intr-o biblioteca de hipster.</p>
<p><a href="http://www.buybooks.ro/urbancolia.html">Urbancolia de Dan Sociu</a> – titlul singur spune totul. Minimalismul decadent al lui Sociu e piatra filosofala pentru hipsterul de Control. A scos recent si <a href="http://www.buybooks.ro/pavor-nocturn.html">Pavor nocturn</a>.</p>
<p><a href="http://www.buybooks.ro/lorgean.html">Lorgean</a> – Jean Lorin Sterian scrie, printre multe si amestecate altele, si de lumea mondeno-urbana a Bucurestiului, cu anumite cluburi, cu anumiti oameni, cu anumite situatii. Te (Ii) recunosti. E misto.</p>
<p><a href="http://www.buybooks.ro/fuckthecool-spune-miopoveste.html">Fuck the cool, spune-mi o poveste de Costi Rogozanu</a> – corporatii, povesti urbane, viata noastra de zi cu zi cu advertising, bani, branduri, misticisme contemporane.</p>
<p><a href="http://www.buybooks.ro/opere-i-poezii-editie-cartonat.html">Opere – Poezii de Gellu Naum</a> sau <a href="http://www.buybooks.ro/zenobia.html">Zenobia</a>- tot ceea ce nu intelegi devine interesant. Tot ceea ce e altfel te diferentiaza. Mai altfel ca Naum nici ca exista.</p>
<p><a href="http://www.buybooks.ro/bong.html">Bong de Alexandru Vakulovski</a> – Vakulovski a fost mereu pe lista scurta a hipsterilor, inca de la Pizdet si Letopizdet. E foarte cool sa citesti cartile lui, pornind de la titlurile sfidatoare, pe care e tare sa le afisezi ca un statement in public, pana la limbajul de spatele blocului.</p>
<p><a href="http://www.buybooks.ro/nascut-in-urss-editie-noua.html">Nascut in URSS</a> de Vasile Ernu si, mai nou, <a href="http://www.buybooks.ro/ultimiiereticiaiimperiului.html">Ultimii eretici ai Imperiului</a>. Din prima, orice hipster iti poate recita la gramaj capitolul Cum bea soldatul sovietic, din a doua ramane cu ideile anticapitaliste.</p>
<p>Lista ar putea continua cu cel putin de trei ori pe atat. Sunt si scriitori clasici, ajunsi cumva pe trend, sunt si scriitori contemporani, cu subiecte sexy si atitudine superioara. Ma opresc momentan. Voi ce-ati vazut prin bibliotecile hipsteresti?</p>
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		<title>Back in the USSR</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 06:42:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vasile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Massimiliano Di Pasquale / Legnostortosabato / 16 aprile 2011 «Il rischio di parlare della vita quotidiana di un’epoca trascorsa comporta, senza volerlo una certa dose di nostalgia. In primo luogo, però, come concetto, la nostalgia è in diretta contraddizione con l’ homo sovieticus, per il semplice motivo che è un’utopia rivolta al passato, mentre lui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=31810&amp;Itemid=29">Massimiliano Di Pasquale / Legnostortosabato / 16 aprile 2011 </a></em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2308" title="nato-in-urss" src="http://www.ernu.ro/wp-content/uploads/nato-in-urss4.jpg" alt="" width="200" height="271" />«Il rischio di parlare della vita quotidiana di un’epoca trascorsa comporta, senza volerlo una certa dose di nostalgia. In primo luogo, però, come concetto, la nostalgia è in diretta contraddizione con l’ homo sovieticus, per il semplice motivo che è un’utopia rivolta al passato, mentre lui crea utopie rivolte al futuro. In secondo luogo, la nostalgia, come forma di ritorno a casa è impossibile, poiché per noi homines sovietici non esiste più una casa».<br />
Vasile Ernu, scrittore e filosofo romeno nato in Bessarabia, regione compresa tra i fiumi Prut e Dnistr, attualmente suddivisa tra Moldova e Ucraina, è consapevole che narrare un mondo scomparso è impresa complessa e rischiosa.</p>
<p>Il rischio di uno sguardo offuscato dal sentimento della nostalgia (etimologicamente: il desiderio melanconico e violento di tornare in patria, ossia di rivedere i luoghi dove passammo l’infanzia e dove albergano oggetti cari, il quale è cagione di profonda tristezza e di tale sconcerto nell’economia animale, da produrre persino la morte) incombe da sempre, come una Spada di Damocle, su tutti coloro che decidono di raccontare, attraverso la letteratura, un’entità statuale o geopolitica che la Storia ha dissolto.</p>
<p>La sfida affrontata da Ernu in Nato in Urss, romanzo già vincitore del premio dell’Unione degli Scrittori Romeni per il debutto, uscito in Italia recentemente per i tipi della Hacca, è la stessa che riguardò a suo tempo scrittori del Finis Austriae come Roth e Von Rezzori che attraverso pagine di rara bellezza e sì, talvolta anche profondamente nostalgiche, rievocarono l’Impero asburgico.</p>
<p>L’autore romeno nella prefazione sembra particolarmente preoccupato dall’idea che un sentimento nostalgico possa inficiare la validità del suo libro.</p>
<p>Uso la parola libro piuttosto che romanzo perché a ben vedere Nato in Urss è una sorta di abbecedario del mondo sovietico. Ed è proprio la natura di abbecedario a renderlo estremamente interessante e al contempo potenzialmente oggetto di fraintendimento.</p>
<p>Ciò che sembra assillare Ernu è l’idea da un lato di fornire un ritratto eccessivamente benevolo di un mondo che è imploso per le sue profonde contraddizioni politico-sociali ed economiche, dunque sconfitto dalla Storia, dall’altro quello di portare acqua al mulino di tutti coloro che sono stati gli avversari di quel modello di società totalitaria.</p>
<p>«Guardando indietro, mi rendo conto che, una volta scomparsa l’Unione sovietica e il comunismo, qualcosa è andato perduto. Non saprei dirvi cosa. […] Non sono in grado di identificare con precisione la perdita, ma ne vivo tutta la tristezza».</p>
<p>E poi ancora: «Ritengo, con buona convinzione, che sia stato perso qualcosa di essenziale e significativo nella nostra esperienza umana. Ma questa perdita non può essere né sostituita, né riabilitata. Con un po’ di buona volontà, ritengo che una perdita del genere possa essere sola compresa».</p>
<p>Le pagine migliori di un lavoro riuscito, piacevole da leggere, sono quelle in cui Ernu fa prevalere la sua veste di narratore puro, dotato di una prosa brillante e ironica.</p>
<p>I 53 capitoletti che compongono quest’opera appaiono dunque simili ai tasselli di un puzzle che, una volta ricomposto, ci fornisce un’immagine non dico onnicomprensiva, ma sicuramente dettagliata dell’universo sovietico attraverso l’epica dei cosmonauti, il rock-jazz degli Stiliagy, i racconti sulla distillazione domestica di vodka, samogon e quant’altro («costruire il comunismo senza alcool è come fare il capitalismo senza pubblicità»), o il sesso all’interno delle komunalky (gli spazi abitativi in comune dove sotto lo stesso tetto alloggiavano più famiglie).</p>
<p>Meno convincenti invece i passi in cui Ernu, vestiti inconsciamente (?) i panni del comunista nostalgico, dimentica il registro ironico da narratore puro e indulge forse un po’ troppo verso la scintilla utopica di Lenin.</p>
<p>«Ripetere Lenin significa accettare che “Lenin è morto”, che la soluzione specifica da lui indicata ha fallito, anche in modo mostruoso, ma che dentro c’era una scintilla utopica che vale la pena di tenere accesa. Ripetere Lenin significa individuare la differenza tra quel che Lenin ha fatto realmente e il nuovo orizzonte che ha aperto. Non vuole dire ripetere ciò che Lenin ha fatto, ma ripetere i suoi tentativi mancanti, le sue possibilità perdute».</p>
<p>Vasile Ernu &#8211; Nato in Urss &#8211; Hacca Editore (2010) € 14,00, 328 pagg. Traduttore Bernacchia A. N.</p>
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		<title>Nato in URSS</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 10:16:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vasile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Giorgio Comai /balcanicaucaso.org   Vasile Ernu, nato nella Moldavia sovietica, attualmente vive e lavora in Romania. Il suo libro d&#8217;esordio Nato in URSS è divenuto ben presto un caso editoriale, ottenendo successo di mercato e riscontri positivi anche fuori dalla Romania. Un viaggio tra luoghi e situazioni alla scoperta degli aspetti meno noti della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong><em> </em></strong></div>
<div><strong><em><a href="http://www.balcanicaucaso.org/aree/Russia/Nato-in-URSS-89802" target="_blank">Giorgio Comai /balcanicaucaso.org</a></em></strong></div>
<div><strong><em> </em></strong></div>
<div><img class="alignleft size-full wp-image-2273" title="Nato-in-URSS_large" src="http://www.ernu.ro/wp-content/uploads/Nato-in-URSS_large1.jpg" alt="" width="283" height="178" />Vasile Ernu, nato nella Moldavia sovietica, attualmente vive e lavora in Romania. Il suo libro d&#8217;esordio <em>Nato in URSS</em> è divenuto ben presto un caso editoriale, ottenendo successo di mercato e riscontri positivi anche fuori dalla Romania. Un viaggio tra luoghi e situazioni alla scoperta degli aspetti meno noti della vita dell&#8217;<em>homo sovieticus</em>. Nostra recensione</div>
<p>Vasile Ernu accompagna il lettore in un viaggio nella vita quotidiana di un popolo che non esiste più e che in effetti non è mai esistito: il popolo sovietico, un popolo che faceva collettivamente “tutto, sempre e ovunque”. Nel libro si individua ben presto un protagonista, “noi, il popolo sovietico”, e un antagonista, “loro, i capitalisti”, ed è chiaro che Ernu è a questi ultimi che si rivolge per raccontare nei dettagli i più svariati aspetti della vita di un cittadino sovietico. Oggetti, personaggi, situazioni, memorie comuni, aneddoti, riti di passaggio sono al centro di una narrazione spezzata in brevi capitoli che consente di passare quasi senza intoppi da un capitolo all&#8217;altro rendendo questo libro una sorta di enciclopedia della vita sovietica, ricca di spunti da approfondire anche su internet, magari a partire proprio dal sito dedicato al libro e realizzato dallo stesso Ernu, <a href="http://nascutinurss.ro/" target="_self">www.</a><a href="http://nascutinurss.ro/" target="_self">N</a><a href="http://nascutinurss.ro/" target="_self">ascut</a><a href="http://nascutinurss.ro/" target="_self">I</a><a href="http://nascutinurss.ro/" target="_self">n</a><a href="http://nascutinurss.ro/" target="_self">U</a><a href="http://nascutinurss.ro/" target="_self">rss.ro</a>.</p>
<p>“Il sesso in URSS”, “Cosa beve il cittadino sovietico”, “Ode alla <em>tualet</em> sovietica” e “La barzelletta sovietica, la migliore al mondo” sono i titoli di alcuni delle decine di capitoli che compongono <em>Nato in URSS, </em>un libro che, come emerge fin dalle prime pagine, concede molto alla nostalgia e al ricordo affettuoso per un mondo che non esiste più, e quasi niente a chi si aspetta una riflessione critica su ciò che è stata l&#8217;Unione Sovietica.</p>
<p>“Ma lasciate che sia sincero fino alla fine. Ho amato e ammirato anche Vladimir Il&#8217;ič Lenin. Era vivace, dinamico, aveva principi e disegni grandiosi. […] Tanto di cappello. Peccato che sia scomparso e sia arrivato quell&#8217;insopportabile di Stalin, dal quale ho tenuto le distanze. Né odio, né amore. E che colleghi erano quelli di Lenin! […] Se non vi arreca disturbo, proporrei di osservare un minuto di raccoglimento in loro onore. Non vi spazientite, ne vale la pena&#8230; Grazie”.</p>
<p>In altri passaggi, Lenin è presentato come “l&#8217;amico, il padre, il nonno, il compagno, il maestro”, “un demiurgo”, un “dio laico”, una figura trasfigurata e presentata negli stessi termini in cui lo dipingeva il sistema educativo sovietico. Non un personaggio storico, quindi, ma una figura mitica, entrata a far parte dell&#8217;immaginario collettivo come tante altre meno note in Occidente: Štirlitz, “il James Bond sovietico”, <em>Buratino</em>, il pinocchio <em>made in USS</em><em>R</em> protagonista di barzellette sconce, o Ostap Bender, immortale eroe del romanzo “Le 12 sedie” di Il&#8217;f e Petrov, continuamente citato nel libro.</p>
<p>È proprio questo l&#8217;aspetto più meritevole del testo di Ernu: la capacità di presentare modi di fare tipici di chi è nato e ha vissuto nell&#8217;Unione Sovietica, la minuziosa e affettuosa descrizione degli aspetti più vari che caratterizzavano la vita di chi ha vissuto quegli anni e che in seguito sono rimasti parte imprescindibile del capitale culturale a cui anche i giovani nati dopo il crollo dell&#8217;URSS fanno riferimento.</p>
<div></div>
<p>Si tratta però della memoria trasfigurata di elementi concreti estrapolati dalla loro esistenza reale. Ernu racconta del “preservativo sovietico”, dello “champagne sovietico”, della festa del Primo maggio, di scuola, di bagni pubblici, di appartamenti collettivi, dell&#8217;amante di Lenin ma non ci dice quasi niente della sua esperienza personale, del suo quartiere, del suo cortile, della sua città o della Moldavia sovietica della sua adolescenza.</p>
<p>Ernu descrive “la <em>tualet</em> sovietica” nei minimi dettagli, raccontando come l&#8217;“uomo sovietico” vi si approcciava, specificando la disposizione degli oggetti che vi si trovavano e la forma dei sanitari, parlando della funzione sociale e culturale di questo luogo che rimane comunque inevitabilmente un luogo idealizzato, privo di riferimenti autobiografici espliciti: non viene descritto il bagno pubblico vicino ai giardinetti dove l&#8217;autore passeggiava da bambino o il gabinetto della casa dove è cresciuto, ma piuttosto “la <em>tualet </em>sovietica” in quanto tale.</p>
<p>Niente o quasi ci ricorda che abbiamo di fronte un libro scritto in romeno da un uomo cresciuto nella Moldavia sovietica e pubblicato per la prima volta nel 2006 a Iaşi, nella Romania orientale. La Seconda guerra mondiale è presentata non certo per le tragiche vicende che hanno portato la Bessarabia a diventare parte dell&#8217;URSS, ma, seguendo l&#8217;ortodossia sovietica, come “Grande Guerra per la Difesa della Patria, […] un avvenimento affascinante, fonte di grande orgoglio”.</p>
<p><a id="eztoc550765_0_1" name="eztoc550765_0_1"></a></p>
<p><strong><em>Tante storie, tanti spunti</em></strong></p>
<p><em>Nato in URSS </em>è quindi qualcosa di ben diverso dal libro di memorie di un uomo che ha trascorso la propria infanzia e adolescenza nella Moldavia sovietica. È piuttosto un almanacco che raccoglie quei frammenti di un&#8217;epoca passata che accomunano tutti coloro che sono cresciuti in URSS. Aspetti della vita quotidiana che non emergono né dai libri di storia, né dalla letteratura di epoca sovietica diffusa in Occidente.</p>
<p>In questo senso, il libro di Vasile Ernu può quindi essere guida narrativa in grado di arricchire, aggiungendovi note di colore e di viva umanità, un immaginario collettivo dell&#8217;URSS spesso appiattito sullo stereotipo del freddo siberiano e del grigiore trascurato dei condomini che caratterizzavano le periferie delle grandi città del blocco socialista.</p>
<div></div>
<p>Nelle pagine di Ernu si trova, ad esempio, una selezione significativa di alcuni dei cartoni animati e delle commedie sovietiche più amate in ex-URSS, film che, quantomeno in Russia, continuano ad essere programmati e instancabilmente citati anche dai giovani nati dopo il crollo dell&#8217;Unione. Si leggono i testi di alcuni dei grandi classici del rock sovietico. Si ritrova la passione per aneddoti, barzellette e citazioni letterarie e cinematografiche che spesso si incontra viaggiando per le repubbliche dell&#8217;ex-URSS.</p>
<p><em>Nato in URSS</em> può essere quindi una lettura interessante non solo per chi desidera svagarsi per ore in un paradiso socialista surreale dove tutto sembra avere un significato più alto, dove persino una delle disfunzioni sovietiche più note, la necessità di aspettare per ore in coda per ottenere beni o servizi, viene elevata a bene superiore dalle qualità e dai meriti incomprensibili agli Occidentali (“<em>Loro</em>, con tutta quella libertà e la loro società civile, non sono riusciti a creare tanta ricchezza quanta ne abbiamo creata noi con questo istituto sociale”).</p>
<p>Il libro di Vasile Ernu, infatti, può essere anche un&#8217;introduzione narrativa ad un mondo su cui la caduta del Muro ha gettato poca o nessuna luce. Se negli anni Novanta l&#8217;Est europeo è stato inondato di cultura pop “Occidentale” (soprattutto americana), certo non si può dire il contrario: ad oltre vent&#8217;anni dalla caduta del muro di Berlino la cultura popolare sovietica e post-comunista in generale rimane del tutto ignota al grande pubblico dei Paesi che si trovavano dall&#8217;altra parte della “cortina di ferro”.</p>
<p><em>Nato in URSS</em> sembra spesso essere l&#8217;autoritratto stereotipato di un <em>homo sovieticus</em> che non è mai esistito. Cionondimeno, è un testo appassionato e a tratti divertente, che racconta innumerevoli aspetti che inevitabilmente fanno parte del DNA culturale di chi in Unione Sovietica è cresciuto. Barzellette, storie o citazioni da film che immancabilmente emergono quando ci si ritrova a chiacchierare, magari di fronte a una tazza di tè o a una bottiglia di vodka, con chi quel mondo l&#8217;ha vissuto davvero.</p>
<p><em><strong>Interviste e approfondimenti </strong></em></p>
<div>
<p><strong>Leggi </strong><a href="http://firiweb.wordpress.com/2011/01/22/vasile-ernu-nato-in-urss/" target="_self">l&#8217;intervista a Vasile Ernu di Horia Corneliu Cicortaș</a> pubblicata nel gennaio 2011 sul sito del Forum degli Intellettuali Romeni d&#8217;Italia (FIRI)</p>
<p>Leggi <a href="http://www.esamizdat.it/rivista/2008/1/pdf/lombardo_altreur_eS_2008_(VI)_1.pdf" target="_self">l&#8217;intervista a Vasile Ernu di Maria Luisa Lombardo</a> pubblicata su eSamizdat nel 2008</p>
<p>Leggi <a href="http://www.hacca.it/hacca/prodotti/prodstampa.php?idProdotto=87" target="_self">altre recensioni di &#8220;Nato in URSS&#8221; pubblicate in italiano</a> sul sito della casa editrice</p>
<p>Leggi <a id="__mce_tmp" href="http://www.ernu.ro/" target="_self">il blog di Vasile Ernu</a> [in romeno]</p>
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		<title>Ceea ce ne desparte. Epistolarul de la Hanul lui Manuc: review de Alex Goldis</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 23:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vasile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cultura / Alex Goldis Nu ştiu dacă Bogdan-Alexandru Stănescu avea dreptate să se îndoiască, într-una din ultimele epistole către Vasile Ernu, cu privire la interesul publicului larg (n-am la îndemână statisticile de marketing), însă cert e că volumul lor, „Ceea ce ne desparte”, n-a prea intrat în atenţia criticii literare. Pot fi numărate pe degetele [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://revistacultura.ro/blog/2011/03/vasile-ernu-bogdan-alexandru-stanescu-ceea-ce-ne-desparte-epistolarul-de-la-hanul-lui-manuc-review-de-alex-goldis/" target="_blank">Cultura / Alex Goldis</a></em></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2217" title="Ceea ce ne desparte final 5" src="http://www.ernu.ro/wp-content/uploads/Ceea-ce-ne-desparte-final-5-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" />Nu ştiu dacă Bogdan-Alexandru Stănescu avea dreptate să se îndoiască, într-una din ultimele epistole către Vasile Ernu, cu privire la interesul publicului larg (n-am la îndemână statisticile de marketing), însă cert e că volumul lor, „Ceea ce ne desparte”, n-a prea intrat în atenţia criticii literare. Pot fi numărate pe degetele de la o mână cronicile apărute în cele şase luni de la publicare. Semn că, poate, prejudecata genurilor literare strict delimitate şi a tematicilor imediat clasabile mai face încă ravagii în câmpul literar românesc. Ce-i drept, pentru cine-l cunoaşte deja pe Vasile Ernu, cartea de faţă poate fi considerată numai cu greu o surpriză. Căci în ultimii ani scriitorul născut în URSS – Ernu nu omite niciodată acest aspect – a devenit unul dintre cei mai importanţi artizani de experimente din literatura română. Primele două volume („Născut în URSS” şi „Ultimii eretici ai Imperiului”) se află la limita dintre eseu, comentariu politic, memorialistică şi literatură pură. Le uneşte, însă, pregnanţa conceptului. Vasile Ernu nu se poate aşeza la masa de scris decât dacă găseşte în prealabil o idee-forţă sau un format ingenios, menit să devină un brand cultural. Faptul că pentru el canalul de comunicare sau ambalajul produsului cultural sunt cel puţin la fel de importante ca mesajul însuşi a făcut din Ernu unul dintre cei mai profesionişti scriitori pe care-i avem, capabil deopotrivă să reţină atenţia publicului larg şi să genereze dezbateri.</p>
<p>„Ceea ce ne desparte” nu face excepţie de la regula cărţilor-concept. Doar că pentru acest proiect Vasile Ernu îşi împarte doza de „vinovăţie” (ingenioasa copertă a cărţii îi prezintă pe cei doi în postura de infractori, pozaţi ca la poliţie) cu Bogdan-Alexandru Stănescu. Unul dintre cei mai cunoscuţi cronicari literari ai tinerei generaţii, ultimul a renunţat de ceva vreme la critica curentă în favoarea posturii de editor. De fapt, nici nu ştiu dacă e nimerit să se vorbească de o „renunţare” în acest caz, căci Stănescu şi-a transportat, cu arme şi bagaje, întreaga expertiză de critic şi de pasionat al literaturii în activitatea de editor. Prin mâna dedicatului „funcţionar” – cum îi place să-şi zică mai mult sau mai puţin ironic – a trecut, în ultimii cinci ani, un număr impresionant de titluri semnificative ale literaturii universale. Surprinzător e doar faptul că ritmul impus de noua meserie n-a tocit receptivitatea criticului. Dimpotrivă. Lecturile la kilogram au sporit parcă atenţia pentru stil şi pentru nuanţă.</p>
<p><em>O înfruntare butaforică<strong></strong></em></p>
<p>Faptul reiese destul de clar din „jucăreaua” literară instrumentată în paginile volumului „Ceea ce ne desparte”. Epopeea epistolară dintre cei doi – publicată în „Suplimentul de cultură”, „Observator cultural” şi în „Noua literatură” – îşi are originea într-un mic pariu copilăresc cu privire la cel mai important prozator din toate timpurile. Dacă la început taberele par destul de ferm aşezate – Ernu luptă înflăcărat în favoarea lui Gogol, în timp ce Stănescu apără onoarea lui Joyce –, în scurt timp, poziţiile se nuanţează într-atât, încât se pierde pe drum însuşi obiectul disputei. Farmecul cărţii nu stă în argumentele pe care fiecare le aduce în favoarea scriitorului preferat şi nici măcar în încercarea de a convinge, ci în scenografia înfruntării. Înrămat în forma retro a epistolei (hârtia se termină întotdeauna prea repede pentru reflecţiile turbionare ale celor doi, toate scrisorile par întrerupte), discursul din „Ceea ce ne desparte” are un grad considerabil de autoreflexivitate. Cei doi se văd tot timpul, în timp ce scriu, ba pe o tablă de şah, ba într-o competiţie sportivă din faţa blocului. Mingi ridicate la fileu, deturnări voite de sens, omisiuni vinovate, contestarea terenului de joc sau doar piedici imaginare în calea propriei argumentaţii, sunt, toate, tactici simpatice de deturnare a discursului de la cearta originară. Uneori, adversarul pare că dă, cavalereşte, câştig de cauză celuilalt doar pentru ca lovitura să fie mai de efect. Dimpotrivă, când se apropie prea mult în cuget şi simţire, unul din ei îşi ia seama şi se repliază pe poziţia băţoasă de la început.</p>
<p><em>Detectivistica literaturii</em></p>
<p>Frapant e însă că, dincolo de această savantă regie a dialogului şi de câteva crezuri diferite, vocile din volum se omogenizează văzând cu ochii. Comun celor doi e gustul pentru anecdotica istoriei şi pentru coincidenţele fericite ale literaturii cu viaţa. Cartea se construieşte ca o colecţie de curiozităţi şi de paradoxuri reţinute atât de istoria literaturii, cât mai ales de folcloristica ei. Bârfa de tip superior, problematizantă şi doldora de imaginaţie, e registrul comun în care interlocutorii îşi ordonează (împrăştie?) reflecţiile. Amuzanta detectivistică culturală, nu lipsită de tâlc, porneşte de la Bogdan-Alexandru Stănescu – care-l redescoperă pe Joyce în postura de proprietar al primului cinematograf bucureştean sau în cea de autor de epistole cel puţin picante –, luând, desigur,  proporţii macrantropice la Vasile Ernu. Pus mai întotdeauna pe o nevinovată deconstrucţie, cel din urmă e interesat de faţa nevăzută a istoriei şi mai ales de întrebările ei neformulate. Unele mai serioase, precum relaţia directă a lui Stalin cu Platonov sau a lui Nabokov cu Bulgakov, altele complet neserioase, dar pline de haz: ce-a făcut Stalin, de pildă, cu cele 200 de ruble împrumutate, printr-un bileţel secret, de la un înalt nomenclaturist din propriul guvern? Şi unde explicaţia raţională lipseşte, Vasile Ernu se şi grăbeşte s-o furnizeze în cheie SF-ironică: „Evenimentul şi bileţelul are loc în perioada în care Stalin citea destul de mult şi era interesat, poate excesiv de mult, de soarta literaturii. Stalin însă era aprovizionat cu tot necesarul de structura de protocol a statului. Însă aprovizionarea cu cărţi era o problemă din cel puţin două motive: pe de o parte, nu putea avea încredere în gusturile politrucilor de la protocolul de stat, iar pe de altă parte, nu dădea bine să comande el, direct prin structurile statului, cărţile pe care le voia. De unde deducem că suma de 200 de ruble îi era necesară pentru a achiziţiona cărţi. Altfel, cum ar fi putut «polemiza» cu Bulgakov şi Platonov?”.</p>
<p>Chiar când se concentrează pe subiecte strict literare, pe cei doi nu-i interesează tipicele încadrări ale criticilor sau istoricilor, ci detalii rămase în fundal, paralele riscante, sau asumări existenţiale inutile/stânjenitoare pentru orice teză de doctorat respectabilă. În rarele cazuri când citează critici, aleg cu grijă expresiile cele mai cuprinzătoare şi mai plastice, susceptibile ele însele de contagiunea literaturii. Căci, aşa cum remarcă undeva Bogdan-Alexandru Stănescu, „scrii literatură când scrii despre literatură”. Comentariile aplicate dedicate volumului „Oamenii din Dublin” reţin mai degrabă amănunte, culori, forme, replici sau senzaţii. Întreaga semnificaţie a celebrei povestiri „Morţii” se concentrează, în lectura empatică a lui Stănescu, într-un singur detaliu: „E momentul în care derulezi şi înţelegi că acel frig proaspăt, care fie năvălea din cutele paltonului, fie se insinua pe sub uşă, nu e altceva decât parfumul morţii”.</p>
<p>Redusă la mesajul ei esenţial, „Ceea ce ne desparte” e o carte despre bucuria literaturii şi despre libertatea absolută a cititorului. De-ar fi să ţinem cont chiar şi numai de frecvenţa superlativelor cu care îşi alintă scriitorii preferaţi – volumul e populat de fantasme cu scriitori geniali şi/sau extrem de influenţi, gata să se ia de guler cu dictatori –  şi tot ne-am da seama că, în ciuda anecdoticii şi a stilului detabuizant ce condimentează scrisorile, pentru cei doi, literatura e, încă, o valoare înaltă. Ceea ce-i desparte e mai puţin important decât ceea ce-i uneşte. Fie că o poate face doar la nivel personal, cum crede Bogdan-Alexandru Stănescu, sau că are o largă acoperire socială ca la Ernu, literatura e o forţă care mai poate încă modifica destine. Nu lipsesc de altfel din volum nici problematizări şi reflecţii cât se poate de acute despre statutul literaturii/culturii de la noi. Sunt complet de acord cu Vasile Ernu – ideea ar merita, de altfel, exploatată – că „Literatura semnificativă apare nu acolo unde sunt scriitori, ci acolo unde există un spaţiu al frământărilor şi al dezbaterilor publice”. Din păcate, pudibonderia societăţii româneşti, inconsistenţa discuţiilor teoretice, teama de a nu atinge „subiecte sensibile” se reflectă indirect şi asupra literaturii, redusă permanent la un minorat estetist. După cum admir rezervele editorului de meserie faţă de marketingul literaturii şi mă bucur, la fel ca el, de avantajele unei societăţi încă incomplet comodificate: „Să ştii că simt câteodată bucuria de a trăi încă într-o societate retardată, doar şi pentru faptul că păstrează din farmecul bucoavnelor prăfuite”.</p>
<p>Pe scurt: o carte vie, frumoasă şi extrem de actuală, făcută să alunge „complexul dinozaurului”, tot mai persistent chiar şi în rândurile celor mai pasionaţi cititori de literatură.</p>
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		<title>Nato in Urss. In memoria di un paese scomparso</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 08:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vasile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fuori le mura / lunedì, 14 febbraio 2011 / di Andreas Marcopoli  “I soldi non ci interessavano, avevamo scopi di gran lunga più nobili, come l’uguaglianza, la fratellanza, la pace, la libertà.” Vasile Ernu  URSS: Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Ma forse, per Vasile Ernu, Un Ricordo Sognato Sempre. Nato in URSS (Hacca), il nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.fuorilemura.com/?p=35911" target="_blank">Fuori le mura / lunedì, 14 febbraio 2011 / di Andreas Marcopoli</a></em></p>
<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-2179" title="nato-in-urss" src="http://www.ernu.ro/wp-content/uploads/nato-in-urss3.jpg" alt="" width="200" height="271" /> “I soldi non ci interessavano, avevamo scopi di gran lunga più nobili, come l’uguaglianza, la fratellanza, la pace, la libertà.” Vasile Ernu</em></p>
<p><em><br />
</em> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Sovietica">URSS</a>: Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Ma forse, per <strong>Vasile Ernu</strong>, Un Ricordo Sognato Sempre. <em>Nato in URSS </em>(<strong><a href="http://www.hacca.it/hacca/home.php" target="_blank">Hacca</a></strong>), il nuovo libro dello scrittore rumeno, è infatti <strong>un concentrato di memoria e di ricordi sull’Unione Sovietica</strong>, scomparsa dal pianeta nel 1991, ma ancora viva nel cuore di chi in quella terra ci è nato, come lo stesso Ernu, scrittore e filosofo venuto al mondo negli anni ’70 in quella che allora era una delle due superpotenze del pianeta. <strong><em>Nato in URSS </em></strong>si propone innanzitutto di essere un libro diverso da quelli circolanti sul tema: lo stesso autore afferma che non deve essere preso come un libro ideologico contro o a favore del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Comunismo">comunismo</a>, ma soltanto come <strong>un mezzo in grado di</strong> <strong>esplorare la quotidianità e la vita di quello che è stato l’uomo sovietico: come si vestiva, come viveva, dove andava a scuola</strong>; tutto questo cercando di tralasciare per un attimo l’ideologia, la repressione, la politica.</p>
<p><em>                                                                              </em></p>
<div><em><img class="alignleft size-full wp-image-2187" title="202451324-e9e7e71d-ac31-4bc7-988f-aa299f78c409-250x179" src="http://www.ernu.ro/wp-content/uploads/202451324-e9e7e71d-ac31-4bc7-988f-aa299f78c409-250x1791.jpg" alt="" width="250" height="179" />Photo: Soldato sovietico innalza la bandiera dell&#8217;Urss dopo la conquista di Berlino.</em></div>
<div><em> </em></div>
<div>E’ così che il lettore di trova immerso in un libro fatto di <strong>frammenti, senza ordine cronologico né pretesa di esaustività</strong>, dove i ricordi (esperienze realmente vissute dall’autore e non) la fanno da padrone, e dove la quotidianità dell’Unione Sovietica emerge in ogni suo aspetto.<br />
Scopriamo che in Urss vi erano un’enorme varietà di alcolici, case dove vivevano più famiglie, pubblicità statali e prezzi stabili grazie ai quali i beni primari potevano essere accessibili a chiunque.<br />
<strong>Un mondo diverso dal nostro e per molti aspetti agli antipodi</strong>: le file erano un momento dove conoscere persone e incrementare la propria conoscenza, la toilette diventava un luogo quasi sacro, il sesso era visto in maniera intimistica e <strong>gli eroi non avevano maschere o superpoteri, ma erano persone comuni, personaggi dei cartoni animati o personalità politiche di grande stampo</strong> (come Buratino, il Pinocchio sovietico, o il sempiterno <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lenin">Lenin</a>).<br />
Le stesse feste celebrate sono diverse: non il Natale cristiano, né il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_del_ringraziamento">Thanksgiving Day </a>americano, ma l’anniversario della presa di Berlino durante la seconda guerra mondiale.<br />
Ernu ricostruisce nelle pagine del libro un intero mondo andato, riscopre un’Atlantide sommersa grazie al potere dell’inchiostro, ricrea “con tenerezza e nostalgia” l’atmosfera dell’Urss per farla conoscere a chi non c’era.</div>
<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-2183" title="Tesina-guerra-fredda-250x300-208x250" src="http://www.ernu.ro/wp-content/uploads/Tesina-guerra-fredda-250x300-208x250.jpg" alt="" width="208" height="250" /> </em></p>
<p><em>Photo: Usa e Urss: il mondo era diviso in due all&#8217;epoca della guerra fredda.</em></p>
<div id="attachment_35920">
<p>Nonostante l’ambizione a raccontare la quotidianità sovietica con una certa neutralità, Ernu sembra scrivere il libro con una penna in una mano e la bandiera rossa nell’altra:<strong> la memoria diventa l’elemento per offrire dignità ad un paese e ad un popolo intero che hanno visto, col crollo del muro di Berlino, la fine della propria esistenza e dei propri sogni.</strong> E’ ricorrente nel libro la dicotomia tra Usa e Urss, con lo scrittore rumeno sempre pronto a far notare le differenze tra i sovietici e gli americani, descritti semplicemente come “loro”. “Loro” che rappresentano i capitalisti, i “nemici”, gli uomini dalla visione del mondo totalmente diversa dai sovietici.</p>
<p>“Loro” così attratti dai beni di consumo al punto da distruggere il piacere più grande, quello di “possedere le cose ottenute con fatica”.<br />
Ecco che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Garri_Kimovi%C4%8D_Kasparov">Kasparov</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anatolij_Evgen'evi%C4%8D_Karpov">Karpov</a> negli scacchi (vero sport di massa in Urss), e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jurij_Gagarin">Gagarin</a> nella corsa allo spazio diventano quindi i simboli delle vittorie sovietiche contro i nemici a stelle e strisce, diventano gli eroi di intere generazioni di ragazzi. Ragazzi come Ernu, che solo quando vedono l’altro in faccia si accorgono che poi non era così dissimile da loro stessi.</p>
</div>
<p> Oggi che <a href="http://www.mondocina.it/index.php/notizie/cina-a-mondo/632-forbes-hu-jintao-e-luomo-piu-potente-del-mondo.html">la Cina sta corrodendo anche la superpotenza americana</a>, <strong><em>Nato in URSS</em></strong> ripropone in parte un mondo manicheo ormai passato, dove Usa e Urss si contendevano il dominio del globo e dove, pur non sapendo dove fosse la verità, ognuno aveva la consapevolezza, a differenza di oggi, di chi fosse buono e chi cattivo. Un mondo dove Ernu tifava per i Neri, mentre l’intellettuale Kasparov giocava idealmente contro l’irrequieto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bobby_Fischer">Bobby Fisher</a>.<br />
Prima che quella regina di nome <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Perestrojka">perestrojka</a> desse definitivamente lo scacco matto al re: <strong>“Siamo stati educati così: a perdere, ma a perdere per mano nostra, non <em>loro</em>.”</strong></p>
<p><strong><em>Nato in URSS</em></strong><br />
Autore: Vasile Ernu<br />
Traduzione: Anita N. Bernacchia<br />
Casa Editrice: <strong><a href="http://www.hacca.it/hacca/home.php" target="_blank">Hacca</a></strong>, 2010<br />
Pagine: 323<br />
Prezzo:  14 €</p>
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		<title>Nato in URSS</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 15:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vasile</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Gennaio/Febbraio 2011/Sab, 05/02/ «Se il mondo in cui siamo vissuti era centrato sulla repressione politica, quello di oggi si basa sulla repressione economica. Sono due facce della stessa medaglia. Entrambe ci controllano e ci riducono in sudditanza; cercano di trasformarci in schiavi e macchine che reagiscono a ordini prestabiliti. Entrambe ci lavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><em><strong><a href="http://www.lankelot.eu/letteratura/ernu-vasile-nato-urss.html" target="_blank">Gianfranco <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;">Franchi</span></span>, “Lankelot”. Gennaio/Febbraio 2011/Sab, 05/02/</a></strong></em></div>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2106" title="nato-in-urss" src="http://www.ernu.ro/wp-content/uploads/nato-in-urss2.jpg" alt="" width="200" height="271" />«Se il mondo in cui siamo vissuti era centrato sulla repressione politica, quello di oggi si basa sulla repressione economica. Sono due facce della stessa medaglia. Entrambe ci controllano e ci riducono in sudditanza; cercano di trasformarci in schiavi e macchine che reagiscono a ordini prestabiliti. Entrambe ci lavano il cervello in maniera altrettanto perfida e ci alienano con altrettanta efficacia […]. I nostri compromessi di oggi sono identici a quelli che facevamo in passato». Vasile Ernu, artista rumeno classe 1971, nato e cresciuto sotto l&#8217;egida dell&#8217;Unione Sovietica, nell&#8217;allora Bessarabia, non ha dubbi: tornare a ricordare il passato suo e del suo popolo non è così atroce e disperante come si potrebbe pensare, è piuttosto ragione di una certa nostalgia. <em>Nato in URSS</em> (Hacca, euro 14, pp. 326), sua provocatoria opera prima, è il memoir di un quarantenne che scrive nella piena consapevolezza d&#8217;essere stato testimone di un regime totalitario che considera piuttosto «uno dei progetti più utopici dell&#8217;umanità»: di quel regime ha conosciuto apogeo e improvviso declino, in quel regime è stato cittadino orgoglioso.</p>
<p>Ernu si considera un «prodotto made in Urss», e ha nostalgia di casa: ma casa sua non più esiste. Per l&#8217;homo sovieticus non c&#8217;è più un luogo in cui tornare: il passato s&#8217;è fatto letteratura. Per questa ragione è appena meno sconcertante del previsto interiorizzare le pagine d&#8217;un testo che si propone come un romantico amarcord di qualcosa che per molti popoli è stato un incubo: è chiaro che Ernu non ha nessuna voglia di rispettare i milioni di morti caduti per mano della sua vecchia nazione, e non ha nessuna intenzione di rispettare la sofferenza di quei popoli, come il popolo ucraino, polacco, magiaro, afgano, come i popoli baltici, che hanno vissuto la perdita dell&#8217;autonomia o dell&#8217;indipendenza e l&#8217;esperienza della sovietizzazione come una parentesi terrificante. Ma Ernu non è uno storico. Ernu è un polemista. Ernu è un narratore non più giovane che ha nostalgia della sua adolescenza e della sua giovinezza, del mondo che ha conosciuto e di ciò che ha rappresentato, nel bene e nel male: degli oggetti che incontrava allora, e di cui si serviva, e dell&#8217;economia in cui era cresciuto e s&#8217;era formato, perché la trovava più onesta e giusta. «Oggi abbiamo sigarette, alcool, tanto da mangiare, ma è svanito il pathos, lo spirito sublime, lo spirito di giustizia. È diventato tutto una specie di vodka analcolica», scrive.</p>
<p>Un approccio lucido e onesto a questo libro pretende un lettore capace di guardare con la dovuta pietà, la dovuta intelligenza e la dovuta sensibilità a tutto ciò che è passato, è caduto, è morto: il lettore ideale di “Nato in Urss” non è un cinico, e non è un nostalgico. È un osservatore delle cose del mondo sensibile e ironico, curioso e onesto. A questo lettore piacerà leggere frammenti d&#8217;un&#8217;opera che può parlare a tutti, non soltanto agli ex comunisti, non soltanto ai socialdemocratici più sensibili a certe dinamiche e certe possibilità. Può parlare a tutti perché, ad esempio, ricorda quanto è bello e importante conquistare qualcosa passo dopo passo: è vero che il consumismo figlio del turbocapitalismo ci ha tolto uno dei piaceri più grandi, vale a dire «il piacere di possedere delle cose ottenute con fatica». È altrettanto vero, aggiungerei, che la possibilità di poter avere qualsiasi cosa a condizione di potersi indebitare è stata, da questo punto di vista, ulteriormente disastrosa, e in molti sensi. Ernu riesce, nella sua apologia del socialismo sovietico, a ricordarci quanto è importante non cadere nell&#8217;inganno della necessità dell&#8217;acquisto delle cose superflue: in un periodo di furibonda recessione economica come questo, i nostri compatrioti hanno bisogno di tornare a essere educati al culto dei sacrifici, delle fatiche, dei risparmi pur di avere il diritto di comprare qualcosa o di poter accedere a certi servizi più ludici che essenziali. Non solo: quando l&#8217;artista rumeno scrive che all&#8217;epoca «i soldi non ci interessavano, avevamo scopi di gran lunga più nobili, come l&#8217;uguaglianza, la fratellanza, la pace, la libertà, mentre l&#8217;accumulo di capitale era un intento meschino proprio della borghesia capitalista», ci ricorda quale può essere una visione del mondo più giusta e più sensata, e quali i principi su cui fondare un sistema diverso, in futuro. Peccato non siano stati quelli della sua Unione Sovietica, che tutto ha rappresentato fuorché un&#8217;oasi di pace e libertà, figuriamoci di fratellanza. Ma quei principi devono tornare a ispirare i nostri contemporanei. Diciamo, col filosofo Slavoj Žižek, che la scintilla utopica non può e non deve spegnersi, quali che siano le nostre convinzioni politiche: se i vecchi marxisti hanno pieno titolo di tornare a meditare sul loro passato, non per ripetere Lenin, ma per «ripetere i suoi tentativi mancati, le sue possibilità perdute», noi, che marxisti non siamo mai stati, abbiamo il dovere morale – e ne sentiamo la necessità sempre di più, ogni giorno che passa – di andare in cerca di nuovi paradigmi culturali, economici ed esistenziali improntati a principi nobili e più giusti. Più umani.</p>
<div>Vasile Ernu crede che il comunismo sia la soluzione, ancora adesso. Forse è questo il grande limite della sua ricerca e del suo pensiero: che rimanga uncinato a un passato antico, sbagliato e sanguinario. «Il comunismo si è fermato, non si è concluso», scrive, ribadendo che sono stati i sovietici a fermare il comunismo, e non certo gli occidentali. Diciamo che in più d&#8217;un frangente Ernu sprofonda nella sua visione da Homo Sovieticus. Un esemplare di Homo Sapiens leggermente diverso: diciamo così, un&#8217;altra razza. Questa: «Egli è una coscienza superiore, ne è fortemente convinto, per cui odia gli interessi meschini e materiali. Verità, Giustizia, Libertà, Sincerità sono ideali per cui darebbe la sua stessa vita. È una creatura complessa, le sue virtù non hanno a che fare con la morale, ma solo con gli ideali. Il suo presente è collocato nel futuro, futuro che non si intravede ancora». E poco importa se viva nell&#8217;era del capitalismo selvaggio: l&#8217;homo sovieticus non dimentica che il mondo va cambiato, e che il suo antico sogno può tornare a incarnarsi.</div>
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<div>“Nato in Urss”, uscito in patria nel 2006, ha ottenuto diversi riconoscimenti: si va dal Premio dell&#8217;Unione degli Scrittori Romeni a quello della rivista <em>România literară</em>, sino al Premio Book Pitch alla London Book Fair nel 2007. Sin qua è stato tradotto in Russia, Bulgaria e Spagna; sta per uscire in Ungheria e Georgia. Una delle ragioni della sua fortuna sta nella sua onestà, e nella sua franchezza: Ernu non nasconde d&#8217;essere ciò che è, non rinnega e non abiura il suo passato o i suoi ideali, e dà vita a uno spaccato comunque degno di meditazione. Ma la ragione principe della fortuna dell&#8217;opera è nella sua poesia delle piccole cose della vita quotidiana d&#8217;una società sparita. È come se “Nato in Urss” fosse, come intelligentemente osserva la curatrice, Anita Bernacchia, un mosaico fatto di parole-concetto che hanno il sapore della «piccola madelaine»: sono i tasselli virtuali di una terra che non c&#8217;è più, ma è rimasta viva nella lingua e nella cultura dell&#8217;epoca. E allora avanti a riscoprire Gagarin e la sua parola d&#8217;ordine, le prime žvačka da masticare, i cocktail insegnati da quel pazzo di Erofeev: avanti in quegli anni Settanta, a guardarli da un&#8217;altra prospettiva. Quella in cui «il salame ce l&#8217;avevamo, lo pagavamo solo due rubli e venti, latte e kefir li avevamo, il pane costava poco, e di vodka ce n&#8217;era quanta volevamo. Eravamo nel periodo in cui il nostro unico avversario rimasto erano gli USA, e ci giocavamo la grande finale. Mancava tanto così e avremmo espugnato quest&#8217;ultimo bastione del male. Durante le feste bevevamo spumante Sovetskoe, mangiavamo arance, e la produzione di film era fiorente. Eravamo orgogliosi e felici della nostra Patria. Di tanto in tanto si profilava qualche problemuccio fastidioso, come il non trovare sempre posto al ristorante, e il fatto che per avere i mobili i nostri genitori dovevano iscriversi su certe liste d&#8217;attesa. Ma cos&#8217;era, poi, tutto questo, davanti ai nostri grandi risultati!». Già: nel periodo sovietico, la pubblicità coincideva sempre con la propaganda. Non vendeva prodotti, ma ideologia. Secondo Ernu, vendeva al suo popolo il proprio stile di vita: la propaganda, in altre parole, faceva pubblicità a sé stessa. Il risultato si può leggere in questo libro: made in Urss, ma negli anni Dieci. Del nuovo millennio.</div>
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<div>EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE</div>
<div>Vasile Ernu (Urss, 1971), polemista e scrittore rumeno, originario della Bessarabia.</div>
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<div>Vasile Ernu, “<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.hacca.it/hacca/prodotti/prodotto.php?idProdotto=87">Nato in URSS</a></span></span>”, <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.hacca.it/hacca/home.php">Hacca</a></span></span>, Matelica, 2010. Traduzione di Anita Natascia Bernacchia. Copertina di Maurizio Ceccato.</div>
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<div>Prima edizione: “Născut în URSS”, 2006.</div>
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